Rosso Teatro realizza spettacoli originali che uniscono il linguaggio del teatro contemporaneo, la danza e la narrazione per coinvolgere bambini, ragazzi e famiglie in esperienze artistiche significative.
Ogni produzione nasce con attenzione ai temi dell’educazione, dell’ascolto e della crescita condivisa, attraverso forme sceniche poetiche e accessibili.
Con: Marianna Batelli e Alessandro Rossi
Testo di: Roberto Anglisani e Alessandro Rossi
Musiche originali: Marcello Batelli
Coreografie: Marianna Batelli
Costumi: Mirella Salvischiani
Regia: Roberto Anglisani
Età: dai 6 anni
Nel paese dove vivono Philéas e Cybelle non si parla quasi mai: qui le parole vanno comprate e mica tutti bambini possono permetterselo. Così Philéas, quando si innamora di Cybelle, non ha abbastanza soldi nel salvadanaio per dirglielo. Tre parole riesce a rubarle al vento, e poi ha con sé una parola speciale. Ma un giorno quel vento torna, più forte e… Uno spettacolo di narrazione e danza, un racconto sull’importanza delle parole e delle storie da poter raccontare, dove gli occhi e le orecchie possono immaginare mondi nuovi, emozioni che non sono visibili se non attraverso il corpo e il movimento.
Coloro che si occupano di teatro ragazzi sono cacciatori di storie. Cercano, leggono molti libri alla ricerca di qualcosa che li tocchi, che li emozioni: Un qualcosa che può essere trasformano in uno spettacolo che emozioni chi lo guarda. Quando il pubblico è bambino la ricerca diventa più specifica, più profonda. Bisogna cercare un testo che abbia anche un contenuto che trasmette valori e contenuti utili alla crescita personale del bambino. Quando abbiamo letto “la grande fabbrica delle parole” ci è subito sembrato che avesse queste caratteristiche. Parla dell’importanza delle parole, della memoria e dell’amore.
Coloro che si occupano di teatro ragazzi sono cacciatori di storie. Cercano, leggono molti libri alla ricerca di qualcosa che li tocchi, che li emozioni: Un qualcosa che può essere trasformano in uno spettacolo che emozioni chi lo guarda. Quando il pubblico è bambino la ricerca diventa più specifica, più profonda. Bisogna cercare un testo che abbia anche un contenuto che trasmette valori e contenuti utili alla crescita personale del bambino. Quando abbiamo letto “la grande fabbrica delle parole” ci è subito sembrato che avesse queste caratteristiche. Parla dell’importanza delle parole, della memoria e dell’amore.
In molte azioni di scena i luoghi e i particolari verranno solo immaginati. Così sul palco ci saranno pochissimi oggetti, con un forte uso metaforico. Anche questo metodo rappresentativo, che cerca di cogliere un significato più in;mo e magico degli oggetti con il mondo, può prestarsi a esperimen; di rappresentazione di cose e persone: attraverso l’interpretazione di un oggetto per la sua funzione simbolica, lo spettatore non è forzato a una descrizione rigida, ma è lasciato libero di interpretare e immaginare.
Con: Marianna Batelli e Alessandro Rossi
Di: Guido Castiglia e Alessandro Rossi
Musiche originali, sound design e disegno luci: Marcello Batelli
Coreografie: Marianna Batelli
Design costumi: Giuseppe Luzzi
Realizzati da: Tamel
Collaborazione alla messa in scena: Guido Castiglia
Età: a partire dai 5 anni (per le scolastiche dai 6)
Una produzione nata nell’ambito del progetto Vox Motus promosso da Nonsoloteatro/Unoteatro
“Mi racconti una storia?” – chiede Stella ogni sera prima di dormire e ogni sera o il papà o la mamma le raccontano una storia. Come sempre però, dopo il bacio della buonanotte viene subito il buio e il silenzio della cameretta e Stella cerca in ogni modo di vincere la paura che s’infila silenziosa sotto le coperte, quella paura che separa la fine della storia dall’inizio del sogno. Ma una sera come tante qualcosa cambia: dopo il rassicurante “e vissero per sempre felici e contenti” Stella si trova avvolta dal buio ma questa volta, quel buio, decide di guardarlo in faccia e….
“Il sogno di Stella” è uno spettacolo leggero e divertente che, con i meccanismi della fiaba e con un pizzico d’immaginario infantile, racconta un passaggio, piccolo per i grandi ma grande per i piccoli: il superamento della paura notturna. Sarà la formula magica degli stessi personaggi della fiaba speciale, raccontata dalla mamma e dal papà, ad accompagnare Stella verso la grande vittoria contro la paura.
il superamento della paura notturna prima del sonno è il perno intorno al quale si snoda l’intera drammaturgia dello spettacolo che, nel suo dipanarsi, rivela alcuni sottotemi non secondari per la narrazione ovvero: il rapporto empatico tra genitori e figli attraverso il racconto a viva voce, b) la forza creatrice del gioco espressivo e, in particolar modo, l’importanza della fiaba come metafora per superare le difficoltà del mondo reale (in questo caso: la paura del il buio). Questo spettacolo “parla” ai bambini, ma anche agli adulti che li accompagnano, attraverso la cosiddetta “dual audience” capace di contenere differenti livelli di lettura, parlando cioè all’immaginario e alla sensibilità infantile e, allo stesso tempo, inviando messaggi anche agli adulti presenti.
lo spettacolo è stato scritto e costruito con l’obiettivo di armonizzare differenti linguaggi espressivi: l’arte della narrazione teatrale, la potenza corporea ed espressiva della danza e la forza evocativa della creazione musicale, un incontro questo, che ha permesso, grazie alle peculiari competenze artistiche, la creazione di uno spettacolo dove il testo e la parola, l’azione e il corpo, i suoni e le musiche originali (composte passo dopo passo durante l’allestimento) hanno contribuito a definire l’intera drammaturgia.
Per la nostra compagnia fare teatro per ragazzi significa mettersi in relazione con il pubblico al quale ci si rivolge, coglierne l’immaginario e rielaborare, attraverso il linguaggio teatrale, una sorta di “restituzione” comunicativa ed espressiva coerente. Questo spettacolo nasce, grazie al progetto nazionale “Immaginari Condivisi”, dall’incontro con tre diversi gruppi di bambini e genitori con i quali, attraverso il gioco del teatro e della danza, sono stati esplorati i diversi immaginari e le differenti paure dei bambini ma anche i molteplici modi di raccontare dei genitori. I materiali raccolti sono stati successivamente filtrati dagli autori per la scrittura drammaturgica che ha portato all’elaborazione della messa in scena.
Di: Alice Pavan e Alessandro Rossi
Con: Alice Pavan e Alessandro Rossi
Coordinamento drammaturgo e collaborazione alla messa in scena: Guido Castiglia
Età: a partire dagli 11 anni
Una produzione nata nell’ambito del progetto Vox Motus promosso da Nonsoloteatro/Unoteatro
“NOI, istantanee per una buona fratellanza” è uno spettacolo che porta in scena due storie tenere e poetiche, divertenti e profonde, per lanciare uno sguardo attento oltre gli stereotipi dell’adolescenza. La prima storia apre l’immaginario ad una fuga surreale e sconclusionata di due fratelli alla ricerca del padre: una grande/piccola avventura che permetterà ai due adolescenti di riscoprire le emozioni e l’intensità di un rinnovato legame. La seconda storia narra invece del rapporto tra due fratelli, uno dei quali con sindrome di Down. Un racconto delicato e divertente che evidenzia quanto l’insofferenza provocata dalla “diversità” possa essere superata, anche attraverso “compromessi speciali” capaci di trovare nuovi equilibri affettuosi. In scena un attore e un’attrice che, nel corso dello spettacolo, attraverso un delicato gioco di riflessi emotivi, riveleranno la loro solida (e fraterna) relazione affettiva.
“NOI, istantanee per una buona fratellanza” è uno spettacolo che “affonda le mani”, con leggerezza e ironia, in quei rapporti affettivi che, tra fratelli, spesso si tramutano in forti contrasti. Il filo rosso che funge da trait d’union è, per gli adolescenti e preadolescenti protagonisti, il ritrovare nel vissuto quotidiano un rapporto sincero e spoglio di quei naturali egoismi che spesso accompagnano la ricerca della propria peculiare identità; ma, al di là dei racconti, saranno i narratori stessi a svelare il loro gioco, mettendo in luce la loro relazione fraterna, svelando di essi il legame profondo che nasce dal gioco della parola.
Il teatro d’attore e l’arte della narrazione teatrale è il segno peculiare del nostro fare teatro. Secondo il nostro punto di vista il pubblico adolescente, soprattutto dopo la grave pandemia del Covid19 che ha costretto gli adolescenti ad un lancinante distanziamento fisico ed emotivo, proprio negli anni in cui necessitano di esperienze e relazioni esterne alla famiglia, ha bisogno di assistere ad esperienze teatrali che rivalorizzino il senso della narrazione “corpo a corpo”, ovvero di una teatralità dove la gestualità e la parola avvolgano lo spettatore in un rituale dal gusto “unico e straordinario”, un evento esclusivo perché nato e concluso per loro. È nostra opinione che il teatro debba offrire ai ragazzi, in una dimensione consona alla loro condizione emotiva, l’opportunità di riscoprire il “valore narrativo”.
Per la nostra compagnia fare teatro per ragazzi significa mettersi in relazione con il pubblico al quale ci si rivolge, contaminarsi con il suo immaginario, coglierne la poeticità e rielaborare, attraverso il linguaggio e lo stile teatrale peculiare della nostra poetica, una “restituzione” comunicativa ed espressiva contenente, sotto forma di metafora narrativa, temi, sogni ed eventuali problematiche dell’infanzia o dell’adolescenza. Il testo, quindi, è nato seguendo un percorso di confronto costante con i ragazzi delle classi della scuola secondaria di primo grado. “NOI, istantanee per una buona fratellanza” nasce dal progetto “Vox Motus – di voce in voce”, un progetto sull’arte del narrare che ha visto giovani attori e attrici elaborare testi drammaturgici e metterli in scena per il pubblico del ragazzi e delle ragazze tra gli 11 e i 13 anni.
Con: Pippo Gentile e Alessandro Rossi
Testo: Paola Brolati
Elementi coreografici: Marianna Batelli
Elaborazioni Musicali: Marcello Batelli
Cooproduzione: RossoTeatro e Ullallà Teatro Animazione
Età: dai 3 anni
È quasi mezzanotte, i due aiutanti di Babbo Natale stanno cercando di preparare gli ultimi regali prima che cominci la meravigliosa notte di Natale. Nel loro piccolo laboratorio dovrebbero assemblare giocattoli, impacchettare bambole e stivare i pacchi nella slitta del capo… ma com’è possibile non iniziare a giocare? Comincia così un’interminabile sfida a colpi di giochi inventati, scherzi reciproci e impensabili gare di ballo. Riusciranno i due aiutanti a completare il lavoro in tempo prima che cominci la magica notte di Natale?
Con: Roberto Anglisani e Alessandro Rossi
Musiche dal vivo: Marcello Batelli
Regia: Roberto Anglisani
Età: dagli 11 anni
Dicembre 1932-dicembre 1933: in Germania si consuma l’inizio della follia che di lì a poco avrebbe generato l’Olocausto e condo(o alla seconda guerra mondiale. Nel microcosmo di un quar;ere borghese di Wilmersdorf l’avvento al potere di Hitler distrugge tragicamente gli equilibri affettivi di tre famiglie legate da rapporti; di buon vicinato che nel tempo si sono consolidati in salda e profonda amicizia. Ciò che fa la differenza, da un giorno all’altro, è la fede ebraica di una di esse: il “particolare” che fino ad allora non aveva mai giocato alcun ruolo nei rapporti fra le persone, diventa una colpa che all’improvviso gli amici di sempre si sentono in dovere di far pagare ai nuovi nemici. Ed è così che due bambini, Fritz e David, inseparabili compagni di giochi, si trasformano in vittima e carnefice, sotto gli occhi prima indifferenti e poi partecipi degli adulti “ariani”, che con tragica ipocrisia me(ono a tacere la propria umanità per ricercare qualche misero beneficio dalla insensata guerra contro gli ebrei.
“La lettura è presentata in un allestimento scarno ed essenziale, costruita e dipanata davanti gli spettatori silenziosi dalle due sapiento voci degli attori che si intrecciano e si rispondono, si rincorrono e si sovrappongono ed è rafforzata da sonorità arpeggiate e da note che si ripetono in loop ipnotici perfettamente incastrati nella tessitura narrativa e drammatica del testo. I due attori, grazie alla tecnica narrativa, costruiscono presto, come immagini di un film, la situazione opprimente dell’avvento del regime nazista, il terribile plagio psicologico che si instaura velocemente nelle menti della popolazione tedesca e l’inerme reazione della cultura ebraica, indifesa e fragile davanti a tanta violenza.”
A.F. Corriere delle Alpi